INTERVISTA: Lunedì 16 Febbraio 2026, Tuconfin a NOTIZIE OGGI

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Lunedì 16 Febbraio 2026 saremo in onda diretta su Canale Italia dalle 9 alle 10 per parlare dei mutui indicizzati al CHF erogati da Barclays Bank Plc.

Grazie a Vito che rimane sempre al nostro fianco!

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Programma: NOTIZIE OGGI - dalle ore 9 alle ore 10

Conduce: Vito Monaco

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Potete intervenire con le vostre telefonate al 049/631111 .. Vi aspettiamo!

TuConFin c'è!

In presenza:

Franca Berno, Presidente Tuconfin

AVVISO DI CONVOCAZIONE DI ASSEMBLEA DEI SOCI

Roma, 03.02.2026

A tutti i Soci e loro indirizzi

È convocata l’Assemblea dei Soci della Associazione TuConFin Aps Tutela Consumatori Finanziari, in prima convocazione per il giorno venerdì 27.02.2026 ore 21,00 presso la sede dell’associazione ed in 

seconda convocazione per il giorno sabato 28.02.2026 alle ore 10,30

tramite videoconferenza Teams come previsto dall’art.6 dello Statuto, per discutere e deliberare sul seguente Ordine del Giorno:

  1. Relazione del Presidente sull’attività svolta nel 2025
  2. Approvazione del bilancio consuntivo 2025 e preventivo esercizio 2026
  3. Varie ed eventuali

Tutte le comunicazioni sono state inviate ai soci, via email, in data 03.02.2026

Mutui in euro indicizzati al franco svizzero: il Tribunale di Napoli dichiara vessatorie le clausole Barclays

Clausole vessatorie, stop alla doppia indicizzazione e ritorno al capitale nominale

 

Con la sentenza n. 722 del 16 gennaio 2026, il Tribunale di Napoli – II Sezione Civile interviene in modo netto sul tema dei mutui in euro indicizzati al franco svizzero, dichiarando vessatorie e quindi nulle le clausole che regolano il meccanismo di doppia indicizzazione applicato da Barclays (già Woolwich).

Una decisione di grande rilievo che si inserisce in un filone giurisprudenziale sempre più significativo e che ribadisce un principio fondamentale: la trasparenza richiesta al professionista non è solo formale, ma sostanziale, come imposto dal diritto dell’Unione Europea.


 

Il caso: dieci anni di rate e un debito che cresce

 

I mutuatari avevano sottoscritto nel 2007 un mutuo ipotecario in euro per 180.000 euro, a tasso variabile, formalmente pagabile in euro ma indicizzato al franco svizzero sia per il calcolo degli interessi (LIBOR CHF) sia per il capitale.

Nel 2017, dopo dieci anni di regolare pagamento delle rate, la richiesta di estinzione anticipata si trasformava in una doccia fredda: la banca chiedeva oltre 204.000 euro, di cui 57.443 euro imputati esclusivamente alla rivalutazione del cambio euro/CHF.

In altre parole, il mutuo non si estingueva: si moltiplicava.


 

Le contestazioni dei mutuatari

 

I mutuatari hanno denunciato:

  • la mancata trasparenza del meccanismo di doppia indicizzazione;

  • la vessatorietà delle clausole contrattuali (artt. 4, 4-bis e 7);

  • l’impossibilità per un consumatore medio di comprendere:

    • il funzionamento reale del cambio valutario;

    • il costo complessivo del mutuo;

    • le conseguenze economiche dell’estinzione anticipata;

     

  • la divergenza tra TAEG dichiarato e TAEG effettivo.

 


 

Il ruolo decisivo della CTU

 

La Consulenza Tecnica d’Ufficio ha svolto un ruolo centrale nel giudizio.

Il CTU ha chiarito che le clausole erano formalmente corrette, ma di difficile comprensione per un consumatore medio, soprattutto quanto agli effetti economici complessivi derivanti dall’interazione tra tasso di interesse e cambio valutario.

Ed è proprio qui che la sentenza assume un valore sistemico.

Questa decisione favorevole si aggiunge alle numerose pronunce che hanno riconosciuto la vessatorietà delle clausole nei procedimenti in cui è stata disposta la CTU.

All’opposto, nei giudizi in cui l’accertamento tecnico viene negato, si registrano frequentemente sentenze fondate su motivazioni standardizzate, spesso ridotte a un copia e incolla di orientamenti pregressi, impermeabili alla realtà concreta del rapporto.


 

Diritto UE e tutela effettiva del consumatore

 

La centralità della CTU trova un solido fondamento nella dottrina e nella giurisprudenza dell’Unione Europea, a partire dalla Direttiva 93/13/CEE sulle clausole vessatorie.

Secondo la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, la tutela del consumatore deve essere effettiva e concreta, non meramente teorica.

Il giudice nazionale, in quanto giudice europeo, è tenuto a verificare d’ufficio se una clausola consenta al consumatore medio non solo di leggerla, ma di comprenderne le conseguenze economiche reali, anche in scenari sfavorevoli.

La CGUE ha più volte chiarito che il requisito di trasparenza:

  • non si esaurisce nella correttezza grammaticale;

  • non coincide con la mera possibilità astratta di comprensione;

  • richiede che il consumatore sia posto in condizione di valutare ex ante l’impatto economico del contratto nel suo complesso.

 

In presenza di meccanismi finanziari complessi, come la doppia indicizzazione valutaria e finanziaria, l’accertamento tecnico non è un optional, ma lo strumento necessario per rendere visibile ciò che, altrimenti, resterebbe opaco.


 

Clausole vessatorie e conseguenze economiche

 

Il Tribunale di Napoli ha escluso la nullità del contratto per indeterminatezza dell’oggetto e ha dichiarato prescritte le domande di responsabilità precontrattuale, ma ha accolto il cuore della domanda.

Le clausole sulla doppia indicizzazione sono state dichiarate nulle per vessatorietà ex art. 36 Codice del Consumo, perché:

  • non consentivano al consumatore di comprendere il funzionamento concreto del mutuo;

  • impedivano una valutazione reale del costo complessivo;

  • determinavano un significativo squilibrio tra le parti.

 

La conseguenza è dirompente:

i mutuatari devono restituire esclusivamente il capitale originariamente erogato, pari a 180.000 euro, con applicazione dei soli interessi legali ex art. 1277 c.c., senza alcun effetto del cambio euro/CHF.

Il piano di ammortamento dovrà proseguire su queste nuove basi.


 

Sentenze opposte sullo stesso prodotto: un’anomalia che parla da sola

 

Il fatto che continuino a emergere sentenze diametralmente opposte sul medesimo prodotto bancario, con clausole identiche, dimostra che il problema non è teorico, ma metodologico.

Da un lato, decisioni fondate su un’analisi concreta del contratto, coerente con il diritto dell’Unione Europea e supportata dalla CTU.

Dall’altro, pronunce ancorate a schemi astratti, spesso refrattarie all’accertamento tecnico e più fedeli a un copione interpretativo che alla realtà economica del rapporto.

Questa frattura non indebolisce la posizione del consumatore. Al contrario, ne rafforza le ragioni, perché mostra che ogni volta che si guarda davvero dentro il mutuo, la mancanza di trasparenza emerge con chiarezza.


 

Conclusione

 

La sentenza del Tribunale di Napoli n. 722/2026 rappresenta un ulteriore tassello in un mosaico giurisprudenziale che non può più essere ignorato.

Scrivere una clausola non basta.

Inserire un rischio nel contratto non equivale a renderlo comprensibile.

E la tutela del consumatore non può dipendere dall’inerzia o dalle convinzioni personali di chi giudica.

Quando il diritto viene applicato nella sua dimensione nazionale ed europea, e quando il contratto viene analizzato per ciò che realmente produce, la ragione del contraente debole non è un’eccezione: è la conseguenza naturale della trasparenza finalmente ritrovata.

Resta però una ferita ancora aperta: il danno economico e psicologico subito dal consumatore, che meriterebbe pieno riconoscimento, così come la condanna integrale della banca alla rifusione delle spese, perché non può essere il cittadino a pagare il prezzo di clausole inique, anche quando l’accoglimento è solo parziale.

Questo risultato va salutato con rispetto e determinazione: complimenti a chi ha resistito, a chi ha scelto di non mollare. La strada è tracciata. Continuare a lottare è un dovere, perché la giustizia arriva, sempre, soprattutto per chi non ha mai smesso di credere nelle proprie ragioni.

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Convegno sul diritto bancario: focus sui mutui in euro indicizzati al franco svizzero



ISCRIZIONE OBBLIGATORIA ENTRO IL 15/01/2026 ALLE ORE 12.00 ALLA SEGUENTE MAIL: info.dpsd@unimi.it, SPECIFICANDO SE SI PARTECIPERÀ IN PRESENZA O ONLINE.



 

Università degli Studi di Milano – 16 gennaio 2026

Il 16 gennaio 2026 si terrà presso l’Università degli Studi di Milano il convegno “Il diritto bancario nell’oggi” (VIII edizione), un appuntamento di alto profilo scientifico e pratico dedicato all’evoluzione della disciplina bancaria e alla tutela dei consumatori.

L’evento si svolgerà in Aula 431, in Via Festa del Perdono n. 7 – Milano, con possibilità di partecipazione sia in presenza sia online, sempre e solo previo accreditamento via e-mail.

Sessione pomeridiana: aggiornamento sui mutui indicizzati al CHF

Particolare rilievo riveste la sessione pomeridiana, in programma dalle ore 14.30, durante la quale interverrà il nostro legale, Avv. Alberto Tedoldi, con un contributo dedicato ai mutui in euro indicizzati al franco svizzero (CHF).

L’intervento rappresenterà un importante momento di aggiornamento e approfondimento sul percorso giuridico che stiamo portando avanti insieme, con un’analisi dei passi già compiuti e delle prospettive future, alla luce dell’evoluzione normativa e giurisprudenziale.

Il convegno sarà inoltre un’occasione di confronto diretto su uno dei temi più complessi e attuali del diritto bancario, che continua ad avere un impatto concreto su famiglie e consumatori.

Informazioni utili per la partecipazione

📅 Data: venerdì 16 gennaio 2026

🕒 Orario sessione pomeridiana: dalle ore 14.30

📍 Luogo: Università degli Studi di Milano – Via Festa del Perdono, 7 (Aula 431)

💻 Modalità: in presenza oppure online

⚠️ La partecipazione è gratuita, ma l’iscrizione è obbligatoria entro il 15 gennaio 2026 alle ore 12.00. La partecipazione online è consentita esclusivamente previa iscrizione via e-mail.

Un appuntamento da non perdere per chi desidera rimanere aggiornato sul tema dei mutui indicizzati al franco svizzero e sul lavoro legale e strategico che stiamo portando avanti insieme.



ISCRIZIONE OBBLIGATORIA ENTRO IL 15/01/2026 ALLE ORE 12.00 ALLA SEGUENTE MAIL: info.dpsd@unimi.it, SPECIFICANDO SE SI PARTECIPERÀ IN PRESENZA O ONLINE.



 

 

Famiglia preoccupata davanti a documenti di mutuo, simbolo della crisi dei mutui in franchi svizzeri e dell’aumento dei ricorsi contro Barclays.

Mutui in Franchi Svizzeri: aumentano ricorsi e rate impazzite

 

Mutui in Franchi Svizzeri: perché sempre più italiani smettono di pagare e scelgono la via legale

Crescono i ricorsi e aumentano le rate: la questione dei mutui indicizzati al franco svizzero torna al centro del dibattito

Negli ultimi anni, la vicenda dei mutui in franchi svizzeri è diventata uno dei casi più discussi nel panorama bancario italiano.
Migliaia di famiglie si trovano oggi schiacciate da rate sempre più alte, legate alla rivalutazione del cambio e a clausole di indicizzazione opache, che hanno trasformato un normale finanziamento in un vero e proprio cappio economico.

La sentenza del Tribunale di Salerno: le clausole di indicizzazione sono nulle

Con la sentenza n. 3602 del 13 settembre 2025, il Tribunale di Salerno ha stabilito un principio importante: le clausole di indicizzazione al franco svizzero, se poco chiare o incomprensibili per il consumatore, sono nulle.

Il caso riguardava un mutuo da 165.000 euro stipulato nel 2007 con Barclays Bank PLC, in cui la rata era legata al tasso Libor CHF e al cambio euro/franco svizzero.
Al momento dell’estinzione anticipata, la banca aveva richiesto quasi 50.000 euro in più, solo per la rivalutazione valutaria.

Il Tribunale ha ritenuto che il meccanismo di calcolo fosse oscuro e squilibrato, perché trasferiva tutto il rischio di cambio sul mutuatario, senza un reale vantaggio compensativo.
Risultato: clausole nulle e obbligo per la banca di restituire oltre 67.000 euro, tra rivalutazione e interessi.

In Italia cresce il numero di ricorsi (e di chi smette di pagare)

Oggi, in tutta Italia, il numero di ricorsi legali sui mutui in franchi svizzeri è in costante aumento.
Ma cresce anche un altro fenomeno: sempre più mutuatari smettono di pagare le rate, perché ormai insostenibili.
Gli importi mensili, gonfiati dalle oscillazioni del cambio, sono diventati per molti una spesa impossibile da sostenere.

A peggiorare la situazione è la mancanza di uniformità nelle sentenze: ogni tribunale sembra decidere in modo diverso, alimentando l’incertezza e la sensazione di ingiustizia.
Questa incostanza dei giudici, oltre a generare sfiducia, mette in luce quanto poco trasparente fosse il meccanismo contrattuale alla base di questi mutui.

Per molte famiglie, avviare una causa non è più una scelta, ma una necessità: l’unico modo per cercare di fermare un debito che cresce mese dopo mese.

L’offerta di Barclays: una “mano tesa” solo in apparenza

Dal 2016 Barclays ha lanciato una specifica offerta commerciale dedicata ai mutui in franchi svizzeri, presentandola come una soluzione “equa” per aiutare i clienti in difficoltà.
In realtà, quell’iniziativa si è rivelata un tentativo di arginare l’ondata di ricorsi giudiziari e di convincere i tribunali che la banca stesse agendo in modo collaborativo e responsabile.

Dietro la facciata della “proposta di aiuto” si nasconde, però, un meccanismo tutt’altro che vantaggioso:

  • Nessuno sconto reale per il mutuatario;
  • Rinuncia obbligatoria a qualsiasi azione legale – passata, presente o futura.

Una strategia studiata più per proteggere l’istituto che per tutelare i clienti.

Il messaggio implicito, tristemente attuale, è quello di un sistema in cui chi subisce un torto viene trattato come un approfittatore, mentre chi ha generato il problema finisce per apparire la vittima.

Una battaglia ancora aperta

La questione dei mutui in franchi svizzeri resta tutt’altro che chiusa.
Le decisioni come quella del Tribunale di Salerno segnano un passo importante verso la tutela dei consumatori, ma servirebbe una linea giurisprudenziale chiara e coerente.

Finché ciò non accadrà, centinaia di famiglie continueranno a trovarsi davanti a una scelta difficile:

👉 Pagare rate ormai insostenibili,
oppure
👉 intraprendere una causa, sperando di ottenere giustizia.

In sintesi

  • Le clausole di indicizzazione al franco svizzero possono essere dichiarate nulle se non trasparenti.
  • Le rate aumentano e sempre più mutuatari non riescono a pagarle.
  • Le sentenze divergenti aumentano l’incertezza.
  • L’offerta di Barclays non prevede vantaggi reali e impone la rinuncia a qualsiasi causa.
  • Il contenzioso in materia è in forte crescita in tutta Italia.

Vuoi sapere se il tuo mutuo è affetto da clausole nulle? Scrivici in segreteria@tuconfin.it

Uniti e avanti, sempre!

Sentenza n.3602:2025 pubbl. il 13.09.2025 - Tribunale di Salerno

 

Mutui trappola e tassi manipolati: la doppia beffa per i cittadini italiani

LIBOR, EURIBOR e mutui in franchi svizzeri: quando la manipolazione si paga a caro prezzo. Ma solo i cittadini.

Nel 2023 il giornalista della BBC Andy Verity ha pubblicato Rigged, un libro-inchiesta che smonta la narrazione ufficiale sullo scandalo della manipolazione dei tassi interbancari LIBOR ed EURIBOR, scoppiato a seguito della crisi finanziaria del 2008. Secondo Verity, non furono semplici “mele marce” – alcuni trader isolati – a truccare i tassi, ma furono le stesse istituzioni finanziarie, supportate da governi e banche centrali, a orchestrare consapevolmente la manipolazione per proteggere la stabilità apparente del sistema bancario.

Le sue rivelazioni si basano su registrazioni audio inedite di conversazioni tra trader di Barclays, da cui emerge chiaramente come la Banca d’Inghilterra e membri del governo britannico esercitarono pressioni affinché venissero comunicati tassi più bassi rispetto a quelli reali. Questa pratica, nota come lowballing, serviva a rassicurare i mercati in un momento di panico globale.

Tuttavia, le indagini giudiziarie che seguirono colpirono solo i livelli più bassi della catena. Trader come Tom Hayes e Carlo Palombo sono stati condannati e incarcerati, mentre chi impartiva gli ordini è rimasto nell’ombra. Anche dopo che nuove prove hanno indicato che molti di loro agivano su istruzioni superiori, nessuna revisione dei processi è stata concessa.

Questa vicenda, apparentemente lontana, ha avuto un impatto diretto e devastante anche sull’Italia.

Nel nostro Paese, tra il 2006 e il 2011, Barclays ha venduto a migliaia di famiglie mutui indicizzati al franco svizzero, che già circolavano dal 1993 con il marchio Woolwich. Questi prodotti erano strutturati su due elementi oggi notoriamente manipolati: il tasso LIBOR e il cambio euro/franco. Quando, dopo il 2011, il franco svizzero ha iniziato a rivalutarsi e il LIBOR ha subito le conseguenze delle manipolazioni, i mutuatari italiani si sono trovati a dover rimborsare molto più del previsto, con un debito residuo che cresceva invece di diminuire.

Non solo: molti clienti hanno denunciato la scarsa comprensibilità dei contratti, la mancanza di adeguate informazioni sui rischi di cambio e l’assenza di trasparenza nel meccanismo di indicizzazione. Il tutto mentre le stesse autorità internazionali sanzionavano Barclays e altre banche per aver manipolato quei tassi proprio negli anni in cui questi mutui venivano sottoscritti.

Alcuni tribunali italiani, come quello di Milano, hanno riconosciuto l’illegittimità delle clausole di indicizzazione, considerando che la variazione del capitale in base al cambio non era stata esplicitamente e chiaramente spiegata. Tuttavia, decisioni contrastanti – come quella del Consiglio di Stato, che ha annullato le sanzioni inflitte a Barclays sostenendo la presunta chiarezza delle clausole – hanno generato ulteriore confusione e sfiducia.

Il legame è evidente: chi ha manipolato i tassi ha contribuito direttamente a creare danni concreti ai cittadini, che hanno firmato mutui apparentemente leciti ma basati su parametri inquinati. E mentre all’estero si inizia timidamente a parlare di responsabilità istituzionali e di revisione delle condanne, in Italia tutto tace.

O peggio: si assolve chi ha venduto prodotti tossici, si condanna chi prova a far valere i propri diritti.

Serve una riflessione urgente sulla trasparenza dei prodotti finanziari, sul ruolo degli organismi di vigilanza e su una giustizia che, troppo spesso, appare più interessata a tutelare gli equilibri di sistema che i cittadini danneggiati.

E allora, l’Italia quando si sveglierà?

Il Fatto Quotidiano: La giustizia divisa sui mutui Barclays

Mutui Barclays in franchi svizzeri: tra trappole contrattuali e sentenze contrastanti

Grazie al prezioso lavoro de Il Fatto Quotidiano, che continua a tenere alta l’attenzione su una vicenda complessa e poco conosciuta, riemerge con forza il caso dei mutui in franchi svizzeri concessi da Barclays tra il 2003 e il 2010. Recenti sentenze del Tribunale di Milano hanno accolto le istanze dei mutuatari, riconoscendo gravi vizi di trasparenza nei contratti e ordinando il ricalcolo dei debiti residui. Tuttavia, una sentenza del Consiglio di Stato ha ribaltato la prospettiva, ritenendo non dimostrato il carattere ingannevole dell’offerta Barclays. Una divergenza che alimenta confusione e frustrazione tra le migliaia di famiglie italiane ancora intrappolate in mutui indicizzati a una valuta estera di cui, spesso, non era stato chiarito il rischio.

Come sottolinea il giornalista Vincenzo Imperatore, il diritto europeo è un’arma potentissima e va impugnata con determinazione. Accettare l’ingiustizia significherebbe legittimare l’assurdo, come pensare che chi ti ruba il portafoglio lo faccia per contarti i soldi.

Clicca qui per leggere l'articolo.

Qui invece l'ultima notizia di qualche giorno fa sempre riportata da Il Fatto Quotidiano:

IL FATTO QUOTIDIANO – Mutui in franchi svizzeri: Famiglie intrappolate in un grande inganno

Sardegna, 200 famiglie nella trappola dei mutui in franchi svizzeri: “Nessuno ci ha avvisato del rischio”

Un sentito ringraziamento va alla testata Alghero Notizie e a Paolo Lombardi, un mutuatario che ha scelto di raccontare pubblicamente la propria storia. È grazie a testimonianze come questa se oggi possiamo dare voce a tutte le famiglie sarde coinvolte in una delle pagine più controverse della finanza al dettaglio italiana. Attirati da tassi di interesse apparentemente vantaggiosi, molti sottoscrittori si sono trovati a pagare rate impreviste e a vedere lievitare il proprio debito residuo per via della rivalutazione del franco svizzero. Le loro battaglie legali, oggi rafforzate da alcune sentenze del Tribunale di Milano, puntano a far emergere la scarsa trasparenza e la pericolosità di contratti che si sono trasformati in veri e propri cappi finanziari.

Ogni volta che raccontiamo questa ingiustizia, costruiamo un pezzo della nostra resistenza.

Ogni condivisione è un passo verso la verità.

Non possiamo fermarci: dobbiamo continuare a denunciare, nei tribunali, sui giornali, nelle piazze e online.

Dobbiamo farci sentire, ovunque serva.

Insieme, possiamo cambiare le cose.

Non molliamo.

Clicca qui per leggere il testo dell'articolo

Qui invece altri articoli collegati:

Buongiorno Alghero.it: “Il mutuo con il trucco: martedì si riunisce l’associazione Tuconfin in difesa dei mutuatari”

Alghero Eco: “Mutuatari sardi Barclays a raccolta a Fertilia”

Tour-Confin: Parliamone a Fertilia (Sassari), Sardegna

Alguer.it: “Mutuatari sardi Barclays a raccolta a Fertilia”

L’Unione Sarda, “Mutui capestro: faccia a faccia con i debitori”

Mutuo in euro indicizzato al Franco Svizzero: PARLIAMONE… in Sardegna!!

Avviso per i soci Sardi:

IL FATTO QUOTIDIANO – Mutui in franchi svizzeri: Famiglie intrappolate in un grande inganno

Un sentito ringraziamento alla giornalista Patrizia De Rubertis e a Il Fatto Quotidiano per averci nuovamente dato voce. Non è solo un articolo: è un megafono acceso su un’ingiustizia che da troppi anni sta rovinando la vita di migliaia di famiglie, intrappolate nei mutui indicizzati al franco svizzero. In un contesto dove troppo spesso il più debole viene ignorato, questo spazio rappresenta una speranza e una forza in più per la nostra battaglia.

Un grazie speciale va anche a Fabio Rizzo, che con grande coraggio ha condiviso la sua esperienza personale, dando un volto e una voce concreta alla sofferenza di tanti.

Ora tocca a noi: leggiamo, condividiamo, diffondiamo.

Ogni condivisione, ogni parola spesa è un mattone nella costruzione della nostra difesa.

Non possiamo e non dobbiamo smettere di denunciare, sui giornali, nei tribunali, ovunque ci sia bisogno di far sentire la nostra voce.

Insieme possiamo fare la differenza. Non arrendiamoci.

Leggi qui:

IL_FATTO_QUOTIDIANO_25042025

Qui gli altri articoli dedicati a noi da IL FATTO QUOTIDIANO:

11.09.2021 – Il Fatto Quotidiano: “Mutui capestro Barclays, il caso imbarazza “Lady Bankitalia”

Il fatto quotidiano: “Pronuncia cassazione – Mutui franchi svizzeri con le clausole capestro”

Il Fatto Quotidiano: “Mutui casa in franchi svizzeri, continua la beffa per le famiglie”

Il Fatto Quotidiano: Barclays, arriva la condanna sui mutui capestro

Il Fatto Quotidiano: Barclays, la beffa del mutuo legato al cambio del franco

IlSole24Ore – PLUS: Mutui in franchi svizzeri: Barclays, una partita ancora aperta

Noi di TuConFin seguiamo da anni la vicenda dei mutui indicizzati al franco svizzero concessi da Barclays, una situazione che ha gettato migliaia di famiglie italiane in una spirale di debiti inaspettati. La banca, che ha cessato le sue operazioni in Italia nel 2016, ha lasciato dietro di sé un’eredità pesante: mutuatari che, nonostante abbiano versato regolarmente le rate, si ritrovano - nei casi peggiori - anche con un debito residuo ben superiore all’importo inizialmente ricevuto.

Dal 2012 abbiamo visto tribunali esprimersi in modi diversi sulla questione. Se da un lato la Cassazione e il Consiglio di Stato hanno riconosciuto la validità dei contratti stipulati con Barclays, dall’altro molti tribunali di merito hanno dato ragione ai mutuatari, riconoscendo che la mancanza di trasparenza sulle conseguenze del tasso di cambio ha avuto un impatto devastante sulle loro finanze.

Le “proposte” di Barclays: una soluzione o una trappola?

Negli ultimi anni, Barclays ha iniziato a inviare ai mutuatari delle “proposte commerciali” che, a prima vista, sembrano offrire una soluzione. Ma la realtà è ben diversa. Queste proposte non prevedono alcuno sconto sul debito e, soprattutto, chi le accetta si impegna a rinunciare a qualsiasi azione legale contro la banca, passata, presente o futura.

Ma non finisce qui: Barclays rifiuta anche di applicare la clausola sulla conversione del mutuo, prevista nei contratti originali, a meno che il mutuatario non accetti la sua nuova versione, praticamente identica ma vincolata alla rinuncia a fare causa.

Si tratta di una strategia studiata per proteggere la banca, non per aiutare i mutuatari. E il risultato è che molte persone, disperate e senza alternative, si vedono costrette ad accettare queste condizioni pur di trovare un minimo di stabilità finanziaria.

Surroga: una via chiusa per i mutuatari Barclays

Un altro ostacolo enorme per chi ha un mutuo Barclays è l’impossibilità di surrogare il proprio finanziamento presso un’altra banca. Perché? Perché la componente aleatoria legata al franco svizzero rende impossibile stabilire con precisione l’importo residuo del debito. Di conseguenza, nessuna banca è disposta a farsi carico di un mutuo che potrebbe continuare a lievitare nel tempo.

Il risultato? Migliaia di famiglie intrappolate in un debito senza via d’uscita, spesso con un residuo da restituire pari o addirittura superiore alla cifra inizialmente richiesta.

L’avvocato Rossi ha ragione, ma la giustizia è lenta… e Barclays lo sa

L’avvocato Marco Rossi ha sottolineato che trovare un accordo con la banca sarebbe la soluzione migliore, perché la giustizia italiana è troppo lenta e spesso inefficace. E ha ragione. Ma è proprio su questo punto che Barclays gioca la sua partita: aspetta, temporeggia e intanto continua a proporre soluzioni che non risolvono nulla, ma che la mettono al riparo da future cause.

Dal 2016 la banca continua a inviare ai mutuatari le famose “proposte”, senza ridurre nemmeno di un euro il capitale dovuto, ma eliminando ogni possibilità di contestazione. E nel frattempo, chi prova a chiedere l’applicazione della clausola di conversione prevista nel contratto si sente rispondere che non è possibile… a meno che non accetti il nuovo documento che, di fatto, obbliga a rinunciare a qualsiasi pretesa.

A supporto della nostra battaglia, riportiamo anche la dichiarazione dell’Avvocato Duilio Manella, che ha ottenuto una vittoria in primo grado contro Barclays con la sentenza 3710/2016 del Tribunale di Pescara:

“Non concordo con il collega che dice che sarebbe ora di accedere ad una strada negoziale. Confido invece molto nella Corte di Giustizia Europea per tutti i principi noti che a me sembrano veramente tombali per l’illegittimità dei mutui Barclays. Un’altra verità, chiara, è che senza TuConFin Barclays avrebbe già stravinto definitivamente.”

Parole che rafforzano la nostra convinzione: se tutto fosse stato davvero chiaro, come alcuni giudici sostengono, le cause sarebbero già concluse da tempo, nel bene o nel male. E invece, dopo anni di battaglie, ci troviamo ancora a lottare contro l’ingiustizia di questi contratti, contro un sistema che sembra voler guadagnare tempo sulle spalle dei mutuatari.

È una trappola.

E come se non bastasse, la maggior parte delle banche rifiuta di accettare una surroga su questi mutui, lasciando i mutuatari senza alcuna possibilità di uscita.

La Corte di Giustizia Europea: un possibile spiraglio per i mutuatari

Un elemento chiave di questa battaglia è il ruolo della Corte di Giustizia Europea (CGUE), che negli anni ha espresso più volte principi fondamentali a tutela dei consumatori nei casi di mutui in valuta estera. La CGUE ha ribadito che i contratti bancari devono rispettare il principio di trasparenza, il che significa che le banche devono fornire ai clienti informazioni chiare, comprensibili e complete sulle conseguenze economiche e finanziarie del mutuo.

Questo è esattamente il punto critico dei mutui Barclays: molti mutuatari hanno firmato senza essere pienamente consapevoli dei rischi legati alla variazione del cambio euro-franco svizzero, perché la banca non ha fornito spiegazioni adeguate.

La giurisprudenza europea si è già espressa in favore dei consumatori in situazioni simili, e questa potrebbe essere una chiave importante anche per le cause in Italia. Tuttavia, la resistenza delle banche e la lentezza del sistema giudiziario nazionale rendono difficile far valere questi principi rapidamente.

Noi di TuConFin non ci arrendiamo

Abbiamo cercato di coinvolgere anche lo Stato, ma alla fine sembra che ci sia convenienza (forse) a far finta di nulla.

Noi, però, crediamo ancora nella Giustizia (anche quella Assoluta). Sappiamo che sempre più persone sono disperate, e proprio per questo sono sempre più combattive. Questa battaglia non è ancora chiusa e, come dimostra la recente sentenza, nulla è perduto.

Continueremo a lottare, a cercare soluzioni e a supportare tutti i mutuatari coinvolti in questa vicenda. Barclays può cercare di prendere tempo, ma noi non molleremo.

Infine, vogliamo ringraziare il giornale "Plus24ore" per averci dedicato ancora una volta spazio e attenzione su un tema così delicato e importante per migliaia di famiglie. La visibilità mediatica è fondamentale per continuare questa battaglia di giustizia.

Sentenza sulla Nullità delle Clausole di Indicizzazione in Valuta Estera: Una Nuova Vittoria per i Mutuatari

Una nuova sentenza favorevole per i mutuatari riaccende la battaglia legale contro le clausole di indicizzazione a valuta estera nei contratti di mutuo. Il Tribunale di Milano ha nuovamente sancito la nullità di tali clausole, ordinando il ricalcolo del piano di ammortamento, in una decisione che assume un peso ancora maggiore nel contesto delle ultime vicende giuridiche.

Una Sentenza che Ribalta il Clima di Sconforto

L’importanza di questa pronuncia non risiede solo nel merito della decisione, ma anche nella sua tempistica. Infatti, essa giunge dopo due sentenze sfavorevoli che avevano gettato nello sconforto molti mutuatari, facendo temere che la battaglia legale fosse ormai compromessa. Tuttavia, questa nuova sentenza dimostra che la lotta non è affatto conclusa e che, anzi, è proprio in momenti come questi che bisogna intensificare l’azione legale.

La Coerenza del Giudice: Una Garanzia per i Mutuatari

Un aspetto particolarmente rilevante di questa sentenza è che è stata emessa dallo stesso giudice che già lo scorso anno aveva deciso in favore dei mutuatari. Ciò conferma la solidità dell’impianto giuridico a sostegno dell’invalidità delle clausole di indicizzazione in valuta estera, ribadendo un principio chiave: queste clausole possono essere dichiarate nulle, con la conseguente necessità di ricalcolare il piano di ammortamento in modo più equo.

Attenzione alla Prescrizione: Un Errore che Può Costare Caro

Nonostante l’esito positivo, questa vicenda offre anche un’importante lezione per i mutuatari: è fondamentale prestare attenzione ai termini di prescrizione. In questo caso, infatti, il mutuatario ha agito oltre il termine di dieci anni dall’estinzione del mutuo e dal relativo pagamento della rivalutazione. A causa di questa tardività, alcune delle domande presentate sono state parzialmente rigettate. Questo dimostra che, pur in presenza di diritti lesi, la loro tutela può essere compromessa se non vengono esercitati nei tempi previsti dalla legge.

Un Segnale di Speranza e di Lotta

Questa decisione rappresenta un chiaro segnale: nonostante alcuni pronunciamenti negativi, la giurisprudenza non è monolitica e vi sono ancora margini per ottenere giustizia. È quindi essenziale continuare a combattere, forti del fatto che esistono precedenti favorevoli e che i diritti dei mutuatari possono ancora essere tutelati in sede giudiziaria.

Conclusione: La Battaglia Continua

La sentenza del Tribunale di Milano non solo rafforza la posizione dei mutuatari, ma dimostra anche che le battaglie legali non si vincono né si perdono con singole decisioni. Ogni pronuncia fa parte di un percorso più ampio, e questa vittoria conferma che è ancora possibile ottenere giustizia. Il messaggio è chiaro: non bisogna arrendersi, ma anzi combattere con ancora più determinazione.

Sentenza n.1970/2025 del 10.03.25_Trib Milano

Il Consiglio di Stato ribalta la sentenza TAR: Barclays vince, i cittadini restano senza tutela

Un duro colpo per i mutuatari italiani con mutui indicizzati al franco svizzero (CHF). La recente sentenza del Consiglio di Stato ha ribaltato la decisione del TAR Lazio, annullando il provvedimento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), che nel 2018 aveva riconosciuto la scarsa trasparenza dei contratti Barclays. Una decisione che lascia migliaia di famiglie senza alcuna tutela.

La vicenda giudiziaria: Barclays contro AGCM e i consumatori

Nel 2018, l’AGCM aveva stabilito che i contratti di mutuo indicizzati al franco svizzero venduti da Barclays tra il 2003 e il 2010 non rispettavano il principio di trasparenza previsto dal Codice del Consumo. Secondo l’Autorità, le clausole contrattuali erano formulate in modo tale da rendere difficilmente comprensibili i rischi legati alla doppia indicizzazione, finanziaria e valutaria. Per questo motivo, Barclays era stata obbligata a pubblicare un estratto del provvedimento sul proprio sito web per venti giorni consecutivi.

Tuttavia, Barclays ha presentato ricorso al TAR Lazio, che nel 2023 ha confermato la decisione dell’AGCM. La banca, decisa a cancellare ogni responsabilità, ha quindi impugnato la sentenza davanti al Consiglio di Stato, che ha accolto il ricorso, sostenendo che le clausole erano chiare e comprensibili e che il rischio fosse noto ai mutuatari fin dalla sottoscrizione del contratto.

La decisione del Consiglio di Stato e le sue conseguenze

Il 20 febbraio 2025, il Consiglio di Stato, con una sentenza firmata dai magistrati Giancarlo Montedoro (Presidente), Giordano Lamberti, Davide Ponte (estensore), Lorenzo Cordi' e Thomas Mathà, ha annullato la decisione dell’AGCM e dato ragione a Barclays.

Secondo il Consiglio di Stato:

  • Le clausole contrattuali erano chiare e comprensibili per il consumatore medio.
  • I meccanismi di doppia indicizzazione non erano ingannevoli, in quanto spiegati nei contratti.
  • I mutuatari erano consapevoli dei rischi di cambio legati al franco svizzero.
  • L’AGCM non aveva fondati motivi per sanzionare Barclays.

Questa sentenza crea un pericoloso precedente che potrebbe rendere ancora più difficile per i mutuatari ottenere giustizia nei tribunali italiani. Molti giudici di merito hanno riconosciuto le anomalie di questi mutui, ma ora il Consiglio di Stato ha di fatto dato una protezione aggiuntiva a Barclays.

Una sentenza “già pronta nel cassetto”?

Un aspetto particolarmente sospetto è la tempistica con cui è stata emessa la sentenza del Consiglio di Stato. La decisione è arrivata in meno di una settimana, un fatto molto raro per procedimenti così complessi. Questo porta a chiedersi: era una sentenza già scritta? Possibile che fosse già pronta nel cassetto, in attesa solo di essere pubblicata? Questo elemento, unito al contenuto della decisione, rafforza i dubbi sulla parzialità dell’esito.

Ma il contratto era davvero chiaro?

Molti esperti legali e finanziari contestano questa decisione, sottolineando che:

  • Se il contratto fosse stato chiaro, non sarebbero state necessarie perizie tecniche e battaglie legali durate anni.
  • Se i giudici stessi danno sentenze opposte su casi simili, significa che il contratto non è affatto chiaro nemmeno per gli esperti del settore.
  • Il tasso di cambio applicato da Barclays è superiore al tasso di mercato, generando un debito extra ingiustificato per il cliente.

Un caso esemplare è quello di Sheila Meneghetti, vicepresidente dell’Associazione Tuconfin e una delle fondatrici del movimento contro i mutui Barclays.

Meneghetti ha contratto un mutuo nel 2007 per 170.000 euro, ma oggi, dopo aver già versato circa 200.000 euro in rate, si ritrova con un debito residuo di 213.132,78 euro. La doppia indicizzazione e il meccanismo del cambio hanno trasformato un normale mutuo in una trappola finanziaria, obbligandola a vendere la casa e ad accollarsi ulteriori 24.000 euro per chiudere il debito.

La sentenza della Cassazione: una decisione superficiale e in contrasto con la propria giurisprudenza

A peggiorare la situazione, è arrivata anche una recente sentenza della Corte di Cassazione, che ha rigettato le richieste dei mutuatari con una decisione sbrigativa e scarsamente motivata.

A differenza della sentenza n. 23655 del 31 agosto 2021, che formulava ben tre principi di diritto chiari e vincolanti per la successiva giurisprudenza, questa nuova pronuncia non stabilisce alcun principio di diritto, riducendo di fatto la sua valenza nomofilattica.

Inoltre, la decisione della Cassazione è entrata in aperto contrasto con la sua stessa sentenza del 2021, in particolare per quanto riguarda l’efficacia probatoria della delibera AGCM. Proprio per questa contraddizione, la Corte ha deciso di compensare le spese processuali.

Questa situazione avrebbe imposto la rimessione alle Sezioni Unite della Cassazione, come richiesto sia dalla Procura Generale che dai legali dei ricorrenti, per garantire un'interpretazione univoca e conforme al diritto europeo.

Secondo gli avvocati dei mutuatari, questa sentenza frettolosa e superficiale è in contrasto con il diritto UE e con la giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea, ma purtroppo non è più impugnabile e determina il giudicato nel rapporto tra i mutuatari e Barclays.

Azione contro lo Stato italiano: la strada del risarcimento

Di fronte a questa ingiustizia, gli avvocati ritengono proponibile un'azione contro lo Stato italiano per risarcimento danni, ai sensi della legge n. 117/1988, modificata nel 2015 proprio per adeguarsi alle condanne dell’Italia da parte della Corte di Giustizia UE.

L’accusa? Violazione del diritto UE e mancata applicazione della giurisprudenza europea, con grave danno ai consumatori italiani.

E ora? Quali sono le prossime mosse?

L’Associazione Tuconfin, insieme ad altri gruppi di tutela dei consumatori, sta valutando:

  • Un ricorso a livello europeo presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
  • Un’esposto alla Commissione Europea per mancata tutela dei consumatori.
  • Una denuncia per possibili conflitti di interesse nella gestione del caso.
  • Una campagna mediatica per portare la vicenda all’attenzione dell’opinione pubblica.

La domanda che rimane è chiara: lo Stato italiano è dalla parte dei cittadini o delle banche?